Tre testi recuperati.

Tre testi recuperati

 

Francesco Dimitri
Corpi dell’alieno

“A livello di massa invece non c’è un superamento tramite esercizio, ma un’amnesia da sovrastimolazione. E ovvia la violenza insita in tale processo: si tratta di sradicare, letteralmente, la persona umana dalle radici che la legano al mondo, e in fin dei conti all’esistenza stessa. Finora non è stato possibile completare l’opera di rimozione, non è stato possibile eliminare ogni forma di fascinazione per la propria carne e il proprio sangue. Le feci altrui sono motivo di disgusto e scandalo ma le nostre restano sopportabili e, entro certi limiti, appaganti. Resta, come un fantasma, quest’attrazione non ammessa e non ammissibile, con cui la società deve fare i conti. Tra le molteplici strategie che vengono messe in gioco, la principale è probabilmente quella della produzione simbolica: dopo aver cercato di annichilire il corpo rappresentandolo in ogni sua forma, ecco che si cerca di annichilire gli ossessionanti fantasmi del corpo rappresentando anch’essi.”

Scarica tutto l’articolo.
Dimitri – Corpi dell’alieno

 

Francesco D’Orazio
Apocalisse in dub
La manifestazione del sacro nelle “messe” di Abe Shanti I

Ogni difesa cede… Le vibrazioni attraversano la carne. Percussioni metalliche sincopate fanno da contrappunto al fluido del basso, e piegano il corpo in movimenti angolati. E attraverso il corpo che percepiamo la musica. Il ritmo forte sempre più intenso sfonda ogni difesa così come la barriera corporea, permeandola e invadendola, trasformando i corpi in corde vibranti al suono. Ad un certo punto ci si accorge la sensazione del “corpo invaso” la coscienza percepisce il suono e il fisico come che per sentire la musica non si usano più le orecchie ma lo stomaco. Attraverso un tutt’uno. Il suono vibrante è una presenza talmente ingombrante da non poterla evitare né respingere; è una presenza da accogliere e in cui identificarsi. Il corpo si trasforma in corpo ritmico e melodico, corpo strumento.”

Scarica tutto l’articolo.
D’Orazio – Apocalisse in dub

 

Gioia Ottaviani
Corpo recessivo e in-corporazione
La proposta della danza Buto.

“C’è qualcosa che spaventa in questa arte che piega i corpi, storce gli arti, contrae e ritrae le mani e i piedi. Ma dalla lentezza estrema dei gesti nasce un linguaggio del corpo capace di liberare delle emozioni, di esprimere degli stati abitualmente taciuti. Questa danza ci calma nello stesso momento in cui ci disturba come lo stridere di un gesso su una lavagna nera. Creando il Butō Tastumi Hijikata ha definito un principio artistico radicale: il danzatore non è là per raccontare una storia o incarnare una estetica convenzionale; il corpo grottesco erotico o sublime è semplicemente presente sulla scena a testimonianza di una bellezza irriducibile. La componente arcaica è stata comunque una scelta fondamentale anche perché ad essa era legato un valore primario relativo alla genesi del movimento e ad uno stato della corporeità anteriore alle determinazioni del linguaggio: “Nel Butō”, come spiega Ushio Agamatsu regista del gruppo Sankaijuku, “si parte dal corpo vuoto. Dal momento in cui un bambino sdraiato cerca di mettersi a sedere, il suo centro di gravità si sposta e una danza comincia. È questo processo che mi interessa. Il Butō non è una tecnica ma un modo per risalire attraverso il corpo alle origini della esistenza e rispondere alla domanda: chi siamo?”

Scarica tutto l’articolo.
Ottaviani – Danza Buto

 

——-

Published by

Lascia un commento