Il corpo bruciante.
Saigon, 11 giugno 1963.
Il monaco buddista Thich Quang Duc si dà fuoco per protestare contro la politica di oppressione religiosa del dittatore cattolico Ngo Dinh Diem. Malcom Browne, che lo fotografa, vince il World Press Photo of the Year nel 1963 e il Premio Pulitzer nel 1964. Quando i monaci recuperano i resti di Thich Quang Duc e li cremano di nuovo, tra le ceneri ritrovano il suo cuore, intatto: per i buddisti è la prova inequivocabile della sua compassione, e da quel momento il monaco viene venerato come bodhisattva. Mentre gli statunitensi appiccano incendi con il napalm durante la guerra del Vietnam, il cuore di Thich Quang Duc viene conservato nel caveau della banca nazionale vietnamita.

Intenzionalità. Il monaco decide di darsi fuoco per protesta, i Marines USA lanciano napalm perché glielo ha ordinato il loro comandante il quale ha ricevuto ordine dal Dipartimento della Difesa il quale ha ricevuto ordine dal Presidente degli Stati Uniti, il quale… condivisione del fine, corpi consci o meno di essere usati come mezzi; che condividono il fine, magari non i mezzi; meno usuale che si condividano i mezzi ma non il fine.

Colonnello Kilgore: “Mi piace l’odore del napalm al mattino.” Da “Apocalypse now”, F.F.Coppola, 1979.
La SHC, Spontaneous Human Combustion, è un presunto fenomeno naturale per il quale un corpo potrebbe prendere fuoco e consumarsi, senza fonti esterne di innesco. Nicole Miller (1725), la contessa Cornelia Bandi di Cesena (1731), Henry Thomas (1980) sono alcuni dei casi ascritti a questo fenomeno ancora senza spiegazione. Secondo alcuni, il corpo del soggetto inizierebbe a liquefarsi a causa del grasso presente nel corpo, che brucia come uno stoppino, in seguito all’innesco in prossimità di fiamme come sigarette, camini, sfufe. Secondo altri si tratta del metano prodotto nell’intestino da batteri metanogeni, rilasciato durante la digestione. Secondo altri ancora, nei casi di alcolismo oppure di una dieta ricca di grassi, i corpi subiscono uno stato di chitosi e produzione di acetone, gas volatile altamente infiammabile a contatto con l’aria.

Un’illustrazione da “Bleak House” di C.Dickens (1895), che raffigura il ritrovamento del corpo carbonizzato di Krook.

La Torcia Umana dei Fantastici Quattro.

La cover del disco dei Pink Floyd “Wish you were here”, dove furono usati due stunt-man del cinema: l’uomo in fiamme è Ronnie Rondell Jr. I due si stringono la mano con la sinistra, perché quel giorno il vento tirava nella direzione sbagliata e Ronnie dovette mettersi da quel lato, per non dare fuoco all’altro stunt-man. Lo scatto è stato poi ribaltato in post-produzione.
Siamo in un’epoca in cui la computer graphic non esisteva ancora, e alcuni corpi prendevano su di sé il rischio che altri corpi non volevano o non potevano correre, per rappresentare in modo realistico il pericolo, la morte, in una parola: la caduta sullo schermo. Storicamente, il primo stunt-man della storia fu Frank Hanaway, ex cavallerizzo dell’esercito, nel film “The Great Train Robbery” del 1903. Tuttavia, i critici cinematografici sono concordi nell’affermare che fu Buster Keaton a fare della caduta una scienza esatta. In un significativo saggio di Gianluca Solla, “Buster Keaton inventore del gesto” (2016) leggiamo:
“Come agisce un attore? Un attore è il più povero di tutti gli esseri, e insieme il più felice, perché sa di non poter contare su altro che sul proprio corpo. Egli agisce in senso transitivo: agisce le cose e i corpi, il proprio e quello altrui. Li mette in movimento o, più esattamente, li mette all’opera. Questo non significa che sia un’opera o che faccia un’opera. Questa parola parla di un oggetto impossibile, indicando a rigore qualcosa che resta impossedibile e impadroneggiabile. Si tratta piuttosto di una postura, di un portamento, di un concatenarsi di cose che viene messo in moto. Che sia un capitombolo dalle scale, lo scivolone su una buccia di banana, l’inciampo con un gradino, lo scontro di un corpo con un altro, tutto inizia da una caduta.”
“Il cadere è la modalità del corpo sottoposto al richiamo della gravità. Beninteso anche di un corpo solido non umano, come quando un pianoforte precipita dalla gru che lo sorreggeva o una barca cola a picco sul fondo del mare. Si tratta di corpi senza controllo, incapaci di stare al posto che è stato loro assegnato. In realtà ci vuole arte – e molta – affinché il corpo giunga a quello stato di grazia apparentemente sgraziato che è la caduta. Bisogna lavorare affinché il corpo si faccia rapire dal suo stesso movimento, avendo del suo peso una leggerezza inaudita. Nell’attraversamento dello spazio, nel suo precipitare, un corpo precipita sempre anche nella sua condizione: precipita nel suo stesso corpo. Giunge lì a mostrarsi finalmente per quello che è sempre stato, per lo più senza saperne niente: la connessione di ciò che è altro, altri corpi, altre cose – in una parola, mondo.”

Il tuffatore della tomba di Paestum, affresco del 470 a.C. Secondo alcuni non rappresenta lo sport praticato dal defunto quando era ancora in vita, ma il passaggio da questa vita all’aldilà.

Il salto nel vuoto di Yves Klein (1960).

Buster Keaton, Day dreams, 1922.

Leni Riefenstahl, Giochi Olimpici del 1936.

David Hockney, A bigger splash, 1967.
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Enrico Ghezzi su Carmelo Bene che parla di Buster Keaton
Carmelo Bene che parla di Buster Keaton
Buster Keaton che parla di Buster Keaton
Buster Keaton in One week, 1920.
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Testi
Silvia Tomasi.
Nessun salto è mai nel vuoto.
2020.
“Il primo grande influencer del volo d’uomo non è Leonardo, ma è Santa Rita da Cascia. Già nel ‘300 dispiega le sue braccia e si sposta in volo dal suo palazzo al convento delle monache agostiniane che non la volevano accogliere come loro ancella. Dopo l’assassinio del marito, un ghibellino risentito, le suore temevano ritorsioni dovute all’aspra faida tra Guelfi e Ghibellini che Dante conosceva così bene. Davanti al miracolo del volo, il monastero cede al segno sacro e inizia la nuova vita della futura “Rita da Cascia, Santa degli impossibili”. Per Yves Klein, grande seguace e fedele di Santa Rita, tutto prende avvio con questo volo estatico della santa, di cui è stato iniziato al culto – come racconta Pierre Restany nella sua biografia dell’artista – dalla zia Rosa Raymond Gasperini. L’inventore dell’International-Klein-Blue non poteva che essere ammirato dal volo notturno della santa e lo imita nella celeberrima performances del 1960 fissata dalla testimonianza fotografica.”
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Performance
Affioramenti.
Ripensando a Lucio Fontana,
“Concetto spaziale – attese” (1963).
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.
Frammenti di un tempo estraneo.
Corpo, gravità, desiderio.
Tentativi di abbandonare la superficie terrestre.
60 minuti di salti.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2021.
La gravità della situazione.
Filo a piombo da muratore.
Tempo necessario affinché,
in ogni fotografia, il piombo si fermi
nella sua posizione di equilibrio.
Performance. 2021.
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