Il corpo diviso.

Il corpo diviso.
476 d.C. – 29 maggio 1453.

 

I disegni di Onfim. Bambino russo di 6 o 7 anni vissuto a Novgorod. Come altri suoi coetani medievali in età scolare usava la corteccia di betulla per i compiti a casa, i suoi messaggi personali, la lista della spesa e perfino i litigi con la sua insegnante. Tra le note a corredo dei suoi disegni, troviamo “Saluti da Onfim a Danila” e “Questo è il mio papà, lui è un guerriero. Quando sarò grande voglio essere un guerriero come lui.”

 

Jacques Le Goff, “Il corpo nel medioevo”, 2005.

“Se infatti, come diceva Walter Benjamin, la storia è stata spesso scritta dal punto di vista dei vincitori, essa è stata anche per molto tempo – come segnalava Marc Bloch – spogliata del suo corpo, della sua carne, dei suoi visceri, delle sue gioie e miserie. Bisogna quindi restituire un corpo alla storia. E dare una storia al corpo. Perché il corpo ha una storia. La concezione del corpo, il suo spazio nella società, la sua presenza nell’immaginario e nella realtà, nella vita quotidiana e nei momenti salienti hanno subito mutamenti in tutte le società storiche.”

 


Consulto medico – miniatura dal “Circa Insatans”
Francia, inizio XIV sec.

 

“La dinamica delle società e delle civiltà medievali è il risultato di diverse tensioni: tra dio e l’uomo, tra uomo e donna, tra città e campagna, alto e basso, ricchezza e povertà, ragione e fede, violenza e pace. Una delle tensioni che si instaura è quella tra corpo e anima, e ancor più all’interno del corpo stesso. Da un lato il corpo è condannato, disprezzato, umiliato. La salvezza, nel mondo cristiano, passa attraverso la penitenza corporale. Il monaco mortifica il proprio corpo. Portare il cilicio sulle carni è segno di alta spiritualità. Astinenza e continenza sono tra le virtù primarie. Gola e lussuria sono tra i più grandi peccati capitali. Il peccato originale, fonte dell’umana disgrazia, che nella Genesi è presentato come un peccato di orgoglio e una sfida lanciata dall’uomo a dio, diviene nel Medioevo un peccato sessuale. Il corpo diventa il grande sconfitto del peccato di Adamo ed Eva rivisitato in questa chiave. Essi devono celare la nudità dei loro corpi.”

 


Miniatura dalla “Bible des Sens” del XIV secolo.

 

“Ciò nonostante, nel XIII secolo la maggior parte dei teologi pone in rilievo la valenza positiva del corpo nel mondo terreno. San Bonaventura sottolinea l’eccellenza della posizione eretta, che in virtù della suprema del movimento dal basso verso l’alto corrisponde all’orientamento dell’anima verso dio. Insiste inoltre sull’importanza della condizione sessuata, che concorre alla perfezione della natura umana e che permane in paradiso dopo la resurrezione, non al fine della procreazione, che non ha più ragione d’essere, ma al fine della perfezione e bellezza degli eletti. Secondo san Tommaso d’Acquino il piacere fisico è un bene umano indispensabile che deve essere regolato dalla ragione a vantaggio dei piaceri superiori dello spirito. D’altro canto, nel cristianesimo medievale si assiste a una glorificazione del corpo. L’evento capitale della storia cristiana – l’incarnazione di Gesù Cristo – è stata il riscatto dell’umanità attraverso il gesto salvifico di dio, che ha assunto un corpo di uomo.”

 

 

“Nel bel Duecento, caratterizzato dalla fioritura del gotico, due personaggi emblematici incarnano l’atteggiamento parossistico dei cristiani nei confronti del corpo. Il primo è il re di Francia Luigi IX, che umilia il proprio corpo in un estremo sforzo devozionale per meritare la salvezza eterna. Il secondo è san Francesco d’Assisi, che ha vissuto nel modo più significativo sul proprio corpo la tensione che percorre l’Occidente medievale. Asceta, ha domato il corpo nella mortificazione. Ma giullare di dio, predicando la gioia e il riso, ha venerato frate corpo. Il corpo cristiano medievale è attraversato da parte a parte da questa tensione, questo altalenare, questa oscillazione tra rimozione ed esaltazione, umiliazione e venerazione.”

 


Dallo “Speculum Humane Salvationis” (1396).

 

“Il cadavere ad esempio è ripugnante materia putrida, immagine della morte causata dal peccato originale e insieme materia da onorare: asperso di incenso durante la liturgia funebre, oppure nei corpi venerabili dei santi che compiono miracoli nelle loro tombe e attraverso le loro reliquie corporali.”

 

 

“Per concludere, sulla terra il corpo è stato, nella cristianità medievale, una grande metafora descrittiva della società e delle istituzioni, simbolo di coesione o conflitto, ordine o disordine, ma principalmente vita organica e armonia. Ha resistito ad ogni tentativo di prostrarlo. Durante il Medioevo sono scomparsi gli stadi e le terme, i teatri e i circhi dell’antichità, ma sulle pubbliche piazze, nei sogni del paese di cuccagna, nello charivari e nei carnevali, il corpo umano e sociale si muove e fa baldoria, all’ombra della quaresima perpetua dei chierici e di quella occasionale dei laici.”

 


Oxford, Bodleian Library. Roman d’Alexandre (XIV sec.), Danze per il carnevale.

 


Miniatura del XIV secolo rappresentante una scena dello charivari.

 

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Harvey Dent, Two-face, nel Batman di Matt Reeves, con la sua inseparabile moneta.

 

Pierre Klossowski
La moneta vivente.
1970.

“L’argomento di Sade è più o meno il seguente: le istituzioni pretendono di salvaguardare la libertà individuale, dunque l’integrità delle persone, sostituendo allo scambio dei corpi lo scambio dei beni secondo il segno neutro e pertanto equivoco del contante. Ma, dietro lo schermo della circolazione delle ricchezze, il contante non fa che assicurare nascostamente lo scambio dei corpi in nome e nell’interesse delle istituzioni. Il rifiuto della mostruosità integrale da parte delle istituzioni si rovescia in una prostituzione di fatto, materiale e morale. E tutto il senso delle società segrete che Sade immagina sta nel rendere manifesto questo dilemma: o la comunicazione degli esseri attraverso lo scambio dei corpi, oppure la prostituzione sotto il segno del denaro contante.”

 


P.Klossowski, “La roberte des quatre jeudis-Deuxième”, 1982.

 


P.Klossowski, “Roberte et les collégiens VIII”, 1984 – 1984.

 

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Gianni Montefameglio.
Facoltà di Scienze Bibliche di Milano.

“Gli intestini o viscere sono nella Scrittura la sede dei sentimenti e delle emozioni. Nelle Scritture Greche abbiamo lo stesso concetto. Non ci stancheremo mai di dire che gli scrittori – tutti ebrei – dell’erroneamente detto Nuovo Testamento scrivono in greco ma pensano in ebraico. Il lettore semplice forse sarebbe stupito sapendo cosa c’è dietro alcune traduzioni in bell’occidentale. Si prenda Mr 1:41. In NR si legge: Gesù, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: Lo voglio; sii purificato! Impietositosi, dice la traduzione. Ma il greco del testo originale ha σπλαγχνισθεὶς (splanchnisthèis), smossisi gli intestini. La tenera compassione di TNM, che diventa sentimenti di misericordia di NR in Lc 1:78, è nel testo evangelico σπλάγχνα (splànchna), intestini.”

Prosegui qui la lettura.

 

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Performance.

 

What will be in here?
Knife, paper, body, measuring tape.
Selection of images from video.
Performance, 2022.

 

Speranze, aspettative, pretese.
Coltelli, funi, corpo.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2021.

 

Prossimità.
Corpi, coltello.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.

 

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9 risposte a “Il corpo diviso.”

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