Il corpo appestato.

Il corpo appestato.
Europa, 1300 d.C.
Acheron, luna del pianeta Calpamos
Sistema Zeta Reticuli (dal film “Alien – Prometheus”)

 

La concezione che si aveva del corpo durante il Rinascimento in Europa è inadatta a comprendere il fenomeno delle epidemie che durante il XIV secolo portarono alla morte di più di venti milioni di persone. Il concetto di contagio era sconosciuto alla medicina galenica: si supponeva che i morbi potessero provenire dall’Asia (d’altronde, per un certo periodo era credenza comune che fosse il vento ad ingravidare gli uccelli, le cavalle e altri animali). Nel “Regimen Sanitatis Salernitanum” si suggerì di tenere aperte solo le finestre rivolte a nord, perché i venti del sud, caldi e umidi, erano considerati dannosi; venne proibito il sonno durante il giorno e i lavori pesanti. La sifilide venerea, detta Morbosa Gallicus, fu così descritta da Cuntz Merschwin: le persone di coprivano di grandi vesciche, pustole e ascessi su tutto il corpo, ed erano talmente trasformate che a guardarle era cosa orribile e spaventosa. La malattia iniziava generalmente dalle parti intime delle donne e degli uomini, ed era terribilmente contagiosa, non c’era nulla da fare, e molti ne morivano.

 

I nomi che vennero dati alla malattia raccontano il tentativo di attribuirne ad altri la causa: mal franzese, morbo ispano, mal de Naples; mal dei tedeschi (dai polacchi), mal dei polacchi (dai russi), mal dei cristiani (dagli arabi). In accordo con le concezioni religiose dell’epoca e le idee sessuofobiche, i segni esteriori del male erano la prova visibile dell’origine divina del male, strettamente connesso con il peccato.

 

Giordano Cotichelli
La peste e le trasformazioni dell’assistenza
tra il XIV e il XVII secolo.

“La rottura delle reti sociali, l’espulsione e in certi casi l’internamento in massa dei poveri, impongono l’assunzione di nuovi paradigmi assistenziali. Nei momenti più acuti degli eventi epidemici, quegli stessi poveri o gli stranieri, e in qualche caso i galeotti, vengono arruolati a forza come infermieri di fortuna, per assistere ai doveri di ordine pubblico sotto la tutela dell’autorità municipale. Il Manzoni giunge in soccorso ricordandoci il nome peculiare: monatti, figure tragiche destinate ai compiti più ingrati. Quella dei monatti è una figura significativa dato che mostra una dimensione dell’assistenza che, giocoforza, si abbassa di livello, assume un ruolo più infimo che umile, più rozzo che manuale. E’ verosimile affermare che in molti casi, passata l’ondata epidemica, molti dei diseredati arruolati a forza come infermieri-monatti abbiano continuato il loro lavoro all’interno dei lazzaretti, forti sia dell’immunizzazione acquisita sia delle conoscenze pratiche e della tempra morale sviluppata. Nella sostanza si struttura la figura dell’infermiere guardiano che arriverà fino alle soglie del XX secolo e che rappresenterà la risposta più immediata ad un’istituzionalizzazione della malattia più disciplinare, come si è detto, che non scientifica.”

 

Si potrebbe tentare un parallelismo tra le forme di contagio nell’ambito dei corpi biologici e le forme di contagio mimetiche, virali culturali. Il contagio in medicina può essere diretto o indiretto. Nel caso del contagio diretto, il corpo entra in contatto con la sorgente del contagio: per via sessuale o aerea. Nel contagio indiretto, sono coinvolti vettori animati (animali o insetti) oppure inanimati (aria, suolo, alimenti, acqua, effetti personali, giocattoli, denaro etc). Il contagio implica l’ingresso e l’eventuale moltiplicazione nell’organismo degli agenti patogeni; l’infezione può sfociare nello stato latente oppure conclamato della malattia.

 

Potremmo paragonare il contagio diretto ad una trasmissione senza mediazione, calda, dei meme (cfr il corpo inscatolato): da corpo a corpo, per via aerea, immaginando l’aria come mezzo, quindi attraverso il linguaggio; e per via sessuale, quindi metaforicamente con rapporti più stretti, il linguaggio del corpo, i messaggi inconsciamente trasmessi e inconsciamente percepiti. Nel caso del contagio indiretto, si tratta di meme incorporati negli oggetti: il design, l’arte, la musica, la letteratura sono vettori inanimati del contagio memetico. Nel caso dei meme latenti, il soggetto non sa di esserne contagiato, e li diffonde a sua insaputa; nel caso dei meme conclamati, abbiamo meme che vogliamo deliberatamente divulgare: quando esponiamo le nostre convinzioni, le nostre credenze, le nostre visioni del sé, degli altri, del mondo.

 

In una sorta di pseudo scienza memetica, possiamo anche ipotizzare che i meme non vogliano la morte prematura dell’organismo che li ospita. Tuttavia, alcuni meme – il sacrificio di sé per una nobile causa, ad esempio – potrebbero comportare il gesto eroico come forma estrema di contagio virale, one-shot, ovvero con l’impossibilità di tentare una seconda volta il contagio, una sorta di all-in pokeristico. Forse questi meme tengono meno in considerazione la permanenza nei corpi perché, al confronto con altri meme, non sopravviverebbero all’evoluzione in atto nei corpi ospitanti, oppure sarebbero facilmente neutralizzati: come nei fondamentalismi – userei la parola kamikaze, e la sua traduzione (cfr il corpo tradito e tradotto) dalla Seconda Guerra Mondiale agli attentati terroristici – non importa che il corpo vada distrutto, l’importante è la diffusione del meme, anzi: meglio che tutti gli altri meme, con differenti visioni dell’esistenza, ospitati nel corpo sacrificato periscano con esso.

 

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Polaroid preparatoria, e opera finale di H.R.Giger. Nel film “Alien”, gli xenomorfi hanno uno step evolutivo che prevede l’incubazione in un corpo umano, fino alla maturità e quindi alla distruzione del corpo ospitante; oppure forme di contagio che modificano geneticamente l’organismo ospitante stesso. Nel capitolo “Alien – Prometheus” la modalità del contagio sembra essere una vera e propria arma di distruzione su scala planetaria, ma allo stesso tempo una forma di evoluzione estremamente violenta e vitalistica.


La testa con esoscheletro di uno degli “Ingegneri” in “Alien – Prometheus”, cfr  il corpo decapitato e il corpo inscatolato, maneggiata da David-8, androide dalle sembianze umane creato dalla Weyland Corporation.

Nella sequenza dell’incontro con uno degli Ingegneri alieni, è David-8 a capire il suo linguaggio e a poter comunicare con lui.

Weyland, finanziatore della missione finalizzata a scoprire l’origine della vita, ha in realtà un obiettivo preciso, ricevere un dono dai presunti creatori l’immortalità. Quando si trova di fronte il maestoso e gigantesco alieno, l’anziano incarica l’androide David-8 di interrogarlo e avanzare la richiesta. Nella versione cinematografica, tutto si riduce a poche battute, ma nella deleted scene l’ingegnere offre le risposte ai quesiti che gli vengono posti. Ecco di seguito l’intero dialogo.

Weyland: “Parlagli, David. Digli che noi siamo venuti qui come ha chiesto.“

L’Ingegnere, appena risvegliatosi dalla lunga criostasi, solleva la testa e si guarda intorno fra confusione e sorpresa. David inizia a comunicare con lui utilizzando la sua lingua, un protoindoeuropeo ancestrale, suscitando stupore nell’ingegnere.

David: “Veniamo da un luogo molto lontano, verso il quale eravate diretti anche voi e la vostra specie. Abbiamo trovato dei graffiti con indicazioni e un invito a venire qui nel vostro mondo. Siamo una vostra creazione!”

L’Ingegnere si alza e fa un passo uscendo dalla capsula criogenica ma perde l’equilibrio finendo in ginocchio. Tossisce prima di parlare con David.

Ingegnere: “Questo non è il mio mondo. Il mio mondo è il Paradiso. Non ho chiesto alla tua specie di venire qui. Perché avete interrotto il mio sonno?”
W: “Cosa ha detto, David?”
D: “Chiede di sapere perché lei è qui.”
W: “Diglielo, sono venuto per avere risposte. Chiedigli perché ci hanno creato, qual è il nostro scopo e da dove veniamo. Chiediglielo, David, chiediglielo!”
D: “Noi vogliamo sapere perché avete creato la vita sul nostro pianeta. Perché ci avete creato e qual era il vostro scopo?”
I: “Molti mondi sono stati creati dalla mano dei nostri padri attraverso il sangue del nostro Signore. Il vostro è stato l’unico che ha avuto successo. L’unico uguale al nostro mondo.”
W: “Cosa sta dicendo?”
D: “Che hanno creato il nostro pianeta esattamente uguale al loro.”
Shaw: “David, chiediglielo, da dove vengono?”
W: “Cosa stai facendo?”
S: “Chiediglielo, cosa c’è nella stiva? Il contenuto ha ucciso i suoi compagni.”
W: “Shaw, ora ne ho abbastanza. Fatela stare zitta.”

Jackson usa il calcio del fucile per colpire Shaw all’addome e farla cadere in ginocchio dal dolore. L’ingegnere assiste con disprezzo a quell’atto di violenza.

S: “L’avete fatto qui ed era destinato a noi, perché? Ho bisogno di sapere perché! Cosa abbiamo sbagliato? Perché ci odiate?”
I: “Odio? Noi vi abbiamo dato questa emozione. Noi vi abbiamo donato tutte le emozioni. Non ci aspettavamo una vostra evoluzione. Ci siamo presi cura di voi, vi abbiamo dato il fuoco, costruito strutture. Vi abbiamo dato l’Eden. Ci adoravate. Abbiamo osservato la nostra creazione dall’alto. Vi abbiamo visto più e più volte uccidervi a vicenda, iniziare guerre. Siamo tornati e abbiamo salvato le vostre anime, ma vi abbiamo lasciato compiere il vostro destino. La vostra è una specie barbara e violenta. Abbiamo provato ancora una volta a salvarvi. Abbiamo riportato in Paradiso il figlio di una madre e lo abbiamo educato, gli abbiamo insegnato il senso della vita e del creato. Lo abbiamo rimesso nell’Eden.”
W: [A David] “Tutto questo non mi interessa. Ora, continua. Digli perché sono venuto. E traduci solo quello che dico e nient’altro.”
D: “Quest’uomo è qui perché non vuole morire e crede che tu possa dargli più vita.”
I: [A Weyland] “La tua specie non ne è degna. Cosa ti fa pensare che ti darò questo premio? Dimmi perché?”
W: “Cosa ha detto, cosa ha detto?”
D: “Gli ho detto che lei vuole vivere per sempre e lui mi ha chiesto perché.”
W: “[Risponde all’Ingegnere] Tu… vedi quest’uomo? La mia compagnia lo ha costruito dal nulla, creato a mia immagine e somiglianza. Lui sarà perfetto, non fallirà mai. Io merito l’immortalità perché io e te siamo superiori, siamo creatori, siamo dei e gli dei non muoiono mai.”

 

Nel film “The Signal” di William Eubank (2014), uno dei personaggi indossa una tuta anti-contaminazione, ma alla fine della pellicola scopriamo, in un particolare gioco di scatole cinesi, che si tratta di un robot, oppure di un ibrido uomo-macchina.

 


Uno dei cartelli che ci sono diventati familiari, durante il periodo del Covid-19.

 

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Performance

 

Obskené.
First study.
Body, egg.
Performance, 2021.

 

Obskené.
Fifth study.
Selection of images from video.
Performance, 2021.
Thanks to Paolo for supporting.

 

Mise en abyme.
Sea, polaroid b/w, pillow.
25 December 2021.
Installation.

 

La lettera rubata, a ritroso.
Performance e installazione, 2020.

 

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10 risposte a “Il corpo appestato.”

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  8. […] finale accovacciarsi a terra, sono molto antiche: forse a Londra nel periodo della Peste Nera cfr il corpo appestato; forse dalle danze macabre cfr il corpo macabro; forse dai sabba; forse dalla danza ghéranos […]

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