Il corpo pathosformelico.
Il termine pathosformel è stato coniato da Aby Warburg nei primi del ‘900, e indica immagini archetipiche: posizioni assunte dai corpi, che si ripetono in modo uniforme attraverso tutta la storia dell’arte, e che esprimono emozioni attive e passive dell’animo umano. Scrive Anna Fressola (Enneagramma, la tradizione classica nella memoria occidentale, 2018):
“Pathos che cerca e trova le sue espressioni in formulazioni per loro natura fredde (Formeln) che tendono a incasellarsi in serie morfologiche, quando non tassonomiche. Pathosformel (come già osservato da Salvatore Settis) è parola ossimorica che fonde nello stesso termine il movimento del pathos e la stasi, o meglio l’ipostasi della formulazione di uno schema.”

Questa natura ossimorica del concetto di pathosformel permette di cogliere la forma vivente senza esaurirla, e allo stesso tempo genera un atto di coscienza e di conoscenza della figura umana, e quindi del sè. Già nelle “Tesi su Botticelli” Warburg parlava di immagine mnemonica: la Salomé della Bibbia, che danza, compare come una Menade greca, poi diventa il pathos luttuoso della Maddalena sotto la croce, oppure una serva che porta un cesto di frutta (cfr. il Ghirlandaio), e nel suo passo imita lo stile di una Vittoria di un arco di trionfo romano.

In questa danza tra formulazioni diverse che si animano, accolgono, reagiscono agli impulsi, ai sentimenti, agli stati dell’animo umano, si attiva un nucleo energetico che Warburg chiama dinamogramma: l’elemento vitale che ogni artista sa riconoscere a partire dalle sue esperienze sensoriali del mondo, che accendono un’esigenza interiore a cui, a sua volta, l’artista dà una nuova vita, in una nuova forma, nella rappresentazione di quel corpo.

Leonard Impett e Sabine Susstrunk dell’Ecole Federale Polytecnique di Losanna scrivono: “Siamo partiti dal concetto di pathosformel, come modello di rappresentazione delle emozioni, attraverso la storia della raffigurazione dei corpi umani nella storia della pittura. Abbiamo annotato le posture umane con un software che ha catalogato ogni posizione assunta dai corpi dell’Atlante dell’Arte di Warburg. Ci siamo concentrati sugli angoli prodotti da gambe, braccia, gomiti, ginocchia, bacino, producendo una matrice di dati.”




Giuseppe Di Napoli, da “I principi della forma”:
“Per l’essere umano, come per ogni essere vivente, prima ancora di essere pensato e percepito lo spazio è biologicamente dato, è dal nostro corpo consaputo; la sua estensione, il suo orientamento, la sua posizione, i suoi movimenti lo mettono continuamente in relazione con tutto ciò che costituisce il suo intorno, al centro del quale si pone come punto di riferimento di ogni polarità, esterno-interno, pieno-vuoto, aperto-chiuso, vicino-lontano, sotto-sopra, alto-basso, continuo-separato…”

Pensatore di Cernavoda, VI secolo a.C.

Il Pensatore di Auguste Rodin, 1902.
“Da ciò il corpo prende coscienza di uno spazio vissuto come un dentro-in-fuori, che è a un tempo contenuto e contenitore, dalla natura essenzialmente plurale, anisotropa e con-divisa. E’ la continua costituzione di spazi ulteriormente ri-de-finiti. Il corpo pone una struttura percettiva dello spazio che lo contiene, divide e orienta il suo intorno secondo i tre piani vestibolari dell’orizzontale, frontale e sagittale intersecantisi nella linea della sua verticalità.”

Le Tre Grazie di Antonio Canova, 1817.

Grazie della Primavera di Botticelli, 1480.
“Questo spazio non è affatto geometrico, né isotropo, ma viceversa oltre a essere uno spazio naturale anisotropo, presenta fondamentali differenze in ogni direzione, e soprattutto è un ambiente di vita, un campo dinamico attraversato da forze ed eventi che lo mutano incessantemente e che costringono il vivente a un continuo adattamento.”

Venere dormiente del Giorgione, 1510.

Maja desnuda di Goya, 1800.

Il sogno, Henry Rousseau, 1910.

Nudo sdraiato di Modigliani, 1917.

Innocenzo X di Velasquez (1650) e di Bacon (1953).

Donna che legge un avviso di sfratto di Tom Hunter (1997) e donna che legge una lettera di fronte alla finestra di Vermeer (1659).
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Altri percorsi
Germano Celant,
da Artmix:
“L’idea che sta alla base del bodybuilding è diventare visibili e spettacolari, un’entità che risplende e irrefutabilmente controlla ogni dettaglio della propria figura, dalla gola al piede, si offre agli altri come una bellezza estrema. La prima conseguenza è di sviluppare una coscienza di sé che si estende oltre i confini del proprio perimetro fisico, per arrivare a una condizione massiva e imponente che renda irradianti e monumentali. Qualcosa che si avvicina a una divinità terrestre, che ricorda la dimensione ancestrale di un nuovo che appartiene alla scultura antica ed è stato ottenuto attraverso un sofisticato sistema di ricerche estetiche, una forma visiva che sorpassa ogni gender.”


Eugene Sandow e il Galata morente dei Musei Capitolini.

“E’ interessante notare che Eugene Sandow, il fondatore del bodybuilding, si pensava come la versione vivente di una scultura greca, al punto tale di coprirsi di polvere bianca durante le sue dimostrazioni, così da ricordare maggiormente il marmo. […] Rimane da dire del rapporto che il bodybuilder stabilisce tra carne e macchina, cioè tra essere umano e tecnologia. E’ chiaro che il working out è un processo che tende all’artefatto, là dove il corpo diventa una protesi che deve evolversi al massimo della funzionalità e della dimensione. Non è più un habitat solo psicologico e carnale, ma uno strumento culturale di cui dimostrare l’elaborazione cosciente e voluta di tutti i particolari del corpo.”



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Performance.
“Trame”, performance & installazione
opera selezionata all’11^ ed. Premio Valcellina
Valcellina Award Concorso Internazionale
di Arte Tessile Contemporanea
International Contemporary
Textile / Fiber Art Competition.
Gravitas.
Performance video, 2019.
Almost didactic.
Prickly pear, body.
Selection of images from video.
Performance, 2022.
Rimarginazione.
Mattoni, gravità, corpi.
Performance, 2022.
Passare.
Corpo, rami.
Equinozio di primavera.
Selezione di immagini da video.
Performance, 2022.
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